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Come un fiume in piena
view post Posted on 23/8/2007, 12:05Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/12/2009, 13:25


Ho scritto questa fan fic per dimostrare a me stessa di essere davvero capace di scrivere, e di esere in grado di creare una storia completamente mia, con dei personaggi caratterizzati da me.


Capitolo I



Era un giorno come un altro per Marta. Si era alzata presto, aveva indossato le prime cose che aveva trovato nell’armadio, aveva fatto colazione, e come ogni mattina camminava lentamente verso la fermata dell’autobus, con lo zaino in spalla e l’ I-Pod nelle orecchie. Camminava lenta, tanto sapeva che era ancora presto, ed odiava correre. Accanto a lei passavano branchi di ragazzine ridacchianti, ma lei neanche le guardava. Non era il tipo di ragazza che si trovava particolarmente bene tra i gruppetti di ragazzine ridacchianti. Le davano decisamente la nausea. Erano tutte uguali. Gli stessi vestiti, le stesse scarpe…persino lo stesso trucco. E la guardavano sempre come se fosse un aliena. Le capiva. Lei era decisamente diversa da loro. Per prima cosa, non si muoveva in branco, e spesso passeggiava da sola. Non che non avesse amici, semplicemente non erano i tipi che vanno in giro in branco. Poi c’era un altro particolare che la rendeva decisamente fuori posto tra le sue coetanee adolescenti. Non si vestiva come loro. Non aveva l’ultimo modello di scarpe da urlo, o quella fantastica cintura che costa un’occhio della testa, semplicemente perché non le interessava averli. Non curava mai particolarmente il suo look. Nel suo armadio c’erano solo jeans, magliette e felpe. Anche quella mattina, indossava dei jeans larghissimi, tenuti su con una cintura dalle piccole borchie di metallo, una felpa nera con il cappuccio alzato sulla testa, e un braccialetto di cuoio. Era molto carina. Aveva dei lunghissimi capelli scuri, e i suoi grandi occhi neri erano messi in risalto dalla sottile linea tracciata dalla matita. In realtà lei non si sentiva particolarmente bella. Non è che ci fosse una schiera di ragazzi in fila per uscire con lei. Non era mai stata particolarmente brava con i maschietti, né loro erano mai stati particolarmente interessati a lei. Certo, aveva avuto le sue storie, ma mai nulla di davvero importante. Secondo suo fratello, era il suo atteggiamento duro ed un po’ mascolino a spaventare i ragazzi, e a Marta non importava poi molto. Stava bene anche così, amava la sua indipendenza, infondo aveva solo 17 anni, e nonostante la maggior parte delle sue compagne di classe pensasse il contrario, sapeva benissimo che avere un ragazzo non è la cosa più importante nella vita.
Quando arrivò alla fermata, si accorse che una ragazza le stava parlando. Spense controvoglia l’ I-Pod e salutò con un sorriso finto una delle sue -ex adorabili compagne di classe delle medie- che lei detestava con tutta se stessa
“ Ciao Marta! Come va?” Alessia aveva una fastidiosissima quanto falsa vocina allegra e cinguettante. Marta le avrebbe volentieri dato un pugno sul naso, ma si rese presto conto che non sarebbe stato un comportamento molto ragionevole, così optò per la soluzione più semplice: risponderle cercando di non sembrare troppo scocciata.
“Tutto bene, e tu?”
“Insomma…ti ho parlato di Marco?” –Ci siamo- pensò immediatamente Marta – adesso inizia a raccontarmi di quanto sta male per questo tizio che l’ha mollata / che non la considera, comportandosi come se fosse la peggiore tragedia che poteva accaderle, dimenticandosi che solo due settimane fa dichiarava il suo eterno amore al suo ex- L’istinto le diceva di fuggire finchè era in tempo, ma purtroppo era una ragazza educata, così stette ad ascoltare quel drammatico racconto.
“L’ho conosciuto la settimana scorsa in discoteca, abbiamo storieggiato, ci siamo scambiati i numeri, ma lui non si è fatto più sentire. Io lo amo così tanto! E sto soffrendo tantissimo per questa storia!”
A questo punto Marta non riuscì più a trattenersi. “ Alessia, ma non lo conosci neanche! Come accidenti fai a dire di amarlo! E poi fino a due giorni fa non amavi Stefano? È ridicolo!”
“ Sei una persona orrenda Marta. Sei una bastarda egoista che non è capace di ascoltare gli altri e di capire la loro sofferenza. Per questo non hai nessun amico!”
“ Bè, forse intenderai dire che non sono circondata da ragazzine superficiali e viziate come te, ma ti assicuro che i miei amici, seppure pochi, valgono molto più dei tuoi!”
“Vaffanculo!” E con questa risposta matura, Alessia le voltò le spalle e raggiunse il suo gruppetto di amiche. Marta si sentiva libera. Desiderava dirne quattro a quell’oca da una vita! Era la punizione che quella stronza meritava per il modo in cui l’aveva sempre trattata alle scuole medie. L’aveva umiliata e presa in giro, aveva continuato a guardarla dall’alto in basso per tre lunghissimi anni, e lei non aveva mai avuto la forza di ribellarsi, così fragile e insicura com’era. Non aveva il coraggio di mettersi contro una ragazza così popolare, così aveva subito in silenzio, isolata da tutti e senza amici, e più veniva trattata così, più si chiudeva in se stessa, e questo la rendeva ancora più sola. Ma adesso le cose erano ben diverse. Non era più una bambina spaventata. Adesso era una ragazza forte, sicura di se, che aveva trovato delle persone capaci di farla uscire dal suo guscio e di farla aprire al mondo.
L’autobus arrivò, Marta riaccese la musica e salì a bordo, pronta per una nuova tipica giornata al liceo classico, ma una volta tanto, era di buon umore.

Nicola correva come un matto. Lo zaino in spalla, un cornetto mezzo morsicato in una mano, le chiavi del motorino nell’altra. Come tutte le mattine non aveva sentito suonare la sveglia, e si stava precipitando giù dalle scale del suo condominio alla velocità della luce. Gli sembrava già di sentire la voce del prof Benedetti, quel simpaticone dell’insegnante di latino e greco, che ripeteva la solita solfa – Lombardi! Ancora una volta in ritardo! Quante volte devo ripeterti che questo non è un comportamento maturo! Dovresti prendere più seriamente il tuo ultimo anno se vuoi diplomarti!- Ormai conosceva quella cantilena a memoria. E la scuola era iniziata solo da due mesi!
Arrivato al motorino, sganciò la catena, si infilò il casco e si mise in marcia verso scuola. Non sarebbe mai arrivato in tempo! “perché sempre quando a prima ora c’è Benedetti!” Poi, all’improvviso, un’illuminazione. Oggi c’era interrogazione di letteratura latina! E lui non sapeva assolutamente niente. Decise di rallentare un po’, e magari di andarsi a prendere un caffé prima di entrare in classe. In fondo non sarebbe stato un grosso guaio entrare a seconda ora per una volta. E forse stavolta avrebbe persino evitato la ramanzina.
Lo so cosa state pensando. Nicola è uno dei classici ragazzi che se ne frega dello studio e pensa solo a divertirsi. Ma le cose non stavano esattamente così. Per prima cosa, lui studiava, di solito. Certo, non poteva essere considerato un secchione, ma non aveva mai avuto problemi a scuola. Inoltre amava leggere. Leggeva tantissimo, specialmente Wilde, cosa non comune per un ragazzo di diciotto anni. Era anche abbastanza maturo per la sua età, forse perché era sempre stato abituato a prendersi cura dei suoi fratelli più piccoli, nei confronti dei quali aveva sempre un comportamento iperprotettivo. Era peggio di un padre. Molto peggio. Certo, anche se era un ragazzo maturo, aveva pur sempre diciotto anni, e di conseguenza amava cazzeggiare con i suoi amici. Per lui il massimo della vita erano le giornate passate in giro per la città senza un programma preciso con i suoi due più cari amici, Alex e Francesco. Per quanto riguarda le donne, era uscito da poco da una storia in cui si era buttato con tutto se stesso, ma che alla fine si era rivelata molto meno profonda di quanto lui pensasse, e adesso era in quella fase che lui chiamava “pausa ristoratrice”, ovvero nessuna storia seria per un bel pezzo. Questa sua fase portò alla disperazione le tantissime ragazze che gli andavano dietro. Nicola infatti era uno dei ragazzi più corteggiati di tutto il liceo. La cosa buffa era che, a differenza di molti altri “belli” della scuola, lui non faceva assolutamente nulla per farsi notare. Ma sembra proprio che le ragazze lo notassero comunque, e lui trovava la cosa parecchio imbarazzante. Era davvero carino, comunque. Aveva i capelli castani, corti e un po’ ribelli, e dei magnetici occhi verdi. Ma ciò non toglie che odiava sentirsi al centro dell’attenzione. Odiava essere popolare. E detestava le ragazze che ridevano e si davano gomitate quando lui passava per i corridoi. Le odiava da morire.

In seconda B c’era parecchio rumore. La povera prof di biologia stava cercando di spiegare qualcosa che aveva a che fare con gli amminoacidi, ma nessuno sembrava molto intenzionato a darle ascolto.
Marta stava raccontando a Lidia della sua chiacchierata con Alessia. La sua amica era decisamente fiera di lei “Sei stata grande Marta! Hai dato una lezione a quell’oca! Da quello che mi hai raccontato di lei se lo meritava!”
Marta sorrise, orgogliosa a sua volta del suo piccolo trionfo personale. Poi tornò bruscamente alla realtà. “Non credi che dovremmo cercare di capire qualcosa di quello che sta spiegando la Dominici?” Già non ci capiva molto di biologia quando tentava di seguire, figurarsi quando non ascoltava nemmeno…
“Marta, vedi qualcun altro che si sta preoccupando della Biologia?”
La ragazza si guardò intorno. Michele e Fabio giocavano a battaglia navale, Cristian stava leggendo un manga, Paola disegnava…persino Roberta, la più secchiona del loro gruppo, sfogliava distrattamente le pagine del diario.
“Ok” sospirò rassegnata “ ma quando mi troverò un bel 2 in biologia mi avrai sulla coscienza!”
Lidia sorrise all’amica, e ricominciarono a chiacchierare, complici e confidenti, amiche nel senso più puro e bello del termine.

Nicola entrò in classe a seconda ora, e come previsto evitò la sgridata del prof che più odiava.
Si andò a sedere al suo posto, accanto ad Alex.
“Che cazzo hai fatto?” domandò con la sua solita classe Alex “ Potevi dirmelo che volevi saltare latino, che venivo con te! Benedetti ha interrogato, mi sono salvato per un pelo!”
“Non lo avevo programmato, e poi non devo certo informarti di ogni mia decisione!”
“Ok. Agisci in privato da ora in poi. Ma non mi chiedere più di prestarti i miei film!” Alex aveva la più grande collezione di dvd che Nicola avesse mai visto. Aveva più o meno tutti i film esistenti sulla faccia del pianeta.
“Ma come non mi presti più i film? Sei scemo?”
“se vuoi tenermi allo scuro delle tue decisioni, io ti tengo lontano dai miei film!”
“Sembri un bambino dell’asilo! E poi guarda che non posso mica dirti tutto quello che faccio! Stavo venendo a scuola e ho deciso di saltare la prima ora! Scusa se non ti ho telefonato, ma non credevo fossi peggio di una fidanzata!”
Alex scoppiò a ridere. “ok, hai vinto…mi arrendo! Puoi continuare a usare casa mia come videoteca, ma in cambio mi devi fare copiare la versione domani!”
“Sei un bastardo approfittatore!”
“Sei tu quello che vuole vedere Il Miglio Verde”
Nicola sorrise all’amico…è vero, Alex era un approfittatore, era più apprensivo di una fidanzata e non apriva un libro neanche sotto tortura, ma era il migliore amico che avesse mai avuto.

A ricreazione nel cortile c’era sempre una gran confusione, per questo Marta non ci andava quasi mai. Preferiva passare le sue ricreazioni nella terrazza, dove c’era molta più pace, visto che in teoria era luogo vietato agli studenti. Ma quel giorno fu costretta da cause di forza maggiore a recarsi in quel luogo in cui erano raggruppati tutti i tipi di persone che detestava di più.
Doveva trovare Michele. Quell’idiota della sua ragazza lo stava cercando dovunque, e lei doveva trovarlo, se voleva evitargli una assurda scenata di gelosia. Non le piaceva quella ragazza. Era convinta che non fosse quella giusta per lui, e aveva cercato di farglielo notare, ma lui non ne aveva voluto sapere. Allora lei si era rassegnata. Infondo era il suo migliore amico, e a lei bastava che fosse felice.
Si aggirava per il cortile guardandosi intorno, quando una ragazza le andò a sbattere contro senza chiederle neanche scusa. Si girò di scatto verso di lei per dirgliene quattro, ma rimase immobile. Perché fu proprio in quel momento che lo vide. Un ragazzo dai capelli castani, alto, con una maglietta nera e dei jeans, appoggiato al muro con una mano in tasca. Chiacchierava con un altro ragazzo. Marta rimase a fissarlo. Non sapeva bene perché, ma non riusciva a togliergli gli occhi di dosso. Il mondo intorno a lei scomparve improvvisamente. Non sentiva più neanche le voci dei ragazzi che ridevano e parlavano intorno a lei. Fu riportata alla realtà da una voce familiare.
“Marta! Che ci fai qui in cortile? Credevo che tu odiassi questo posto!”
Cercò di riprendersi, si girò verso Michele, sperando che lui non riuscisse a leggerle dentro quello a cui stava pensando.
“Sono venuta per te! Sabrina ti cerca da un sacco! Se non vuoi che la strangoli va da lei!”
“Dai, non essere così velenosa nei confronti di Sabrina, è la mia ragazza!”
Michele le mise il braccio intorno alle spalle, e si incamminarono insieme verso le scale.
Marta era ancora un po’ sotto shock. Che cosa le era successo? Perché era rimasta imbambolata in mezzo al cortile a fissare quel ragazzo? Perché si era sentita come se gli alieni l’avessero rapita e trasportata in un’altra dimensione? E soprattutto…perché si era sentita così bene in quel momento?

“Nico, non so se l’hai visto, ma c’era una che ti fissava!”
-Dannazione, ci risiamo!- Quanto odiava essere fissato! “Sei sicuro?”
“Certo che sono sicuro! Era in mezzo al cortile e ti gurdava!”
“Ma quando?”
“Quando eri appoggiato al muro e parlavi con Davide di terza E!”
“Almeno era carina?” Non che gli importasse molto…probabilmente era un'altra infantile bimba sbavante.
“Non lo so…era strana. Aveva dei jeans larghissimi, quindi non ho potuto accertarmi se aveva o no un bel culo!”
“Ma tu le guardi mai in faccia le ragazze?”
“Solo quando sono costretto!”

Erano le cinque del pomeriggio, e Marta come al solito stava studiando. O almeno ci stava provando. Quella versione di greco non riusciva ad attirare la sua attenzione. Sfogliava il vocabolario, ma non riusciva a concentrarsi. Pensava a quel ragazzo. Era seccata da questa situazione. Non era da lei! Che si stesse trasformando in un clone di Alessia? Che stesse diventando la classica ragazza che va in tilt per uno che manco conosce? Che questa fosse la sua punizione per aver trattato le sue coetanee con superficialità? Chiuse il libro. Non aveva senso andare avanti. Non era riuscita a tradurre neanche una parola.
Si buttò sul letto. Cercò di capire cose le stava succedendo. Insomma, non era la prima volta che le piaceva un ragazzo, ma non le era mai capitato di sentirsi in quel modo. Era rassegnata, quel ragazzo dagli occhi verdi l’aveva proprio colpita. E lei non era affatto felice. Non voleva prendersi una cotta. Sapeva benissimo che certi sentimenti portano solo guai. Ti distolgono dallo studio, ti allontanano dagli amici, ti fanno fare un sacco di scemenze. E lei non era quel tipo di ragazza. O almeno non lo era mai stata! Decise di fare l’unica cosa che poteva farla stare meglio. Chiamò Michele, e gli raccontò tutto.
“Piccola, io non capisco dove sta la tragedia! Ti piace un ragazzo, è normale1”
“No! Non è normale! Come fa a piacermi uno che nemmeno conosco? Non so neanche come si chiama!”
“Nicola”
“Cosa?”
“Il ragazzo con la maglietta nera, che stava appoggiato al muro…si chiama Nicola…”
“Come fai a saperlo?” all’improvviso il cuore cominciò a batterle “per caso lo conosci?”
“andiamo Marta! Tutti a scuola lo conoscono! È uno dei ragazzi più popolari!”
Marta rimase senza parole. Non poteva essere. Non solo un ragazzo sconosciuto si era insinuato nella sua mente all’improvviso, ma era anche uno di quei ragazzi montatissimi che si credono i più fighi dell’universo!
“Dio mio! Sono ufficialmente diventata come Alessia! Sono andata fuori per uno che non conosco e che è pure il classico bello della scuola! Dannazione!”
“Marta…lo so che per te potrebbe essere una notizia traumatica ma…sei anche tu un’adolescente, e gli adolescenti si prendono delle cotte!”
“Per persone che non conoscono?”
“Anche…non puoi scegliere tu per chi deve battere il tuo cuore” Il tono di Michele era un po’ triste, ma Marta nemmeno se ne accorse
“Che cosa devo fare?”
“Diciamo che hai due possibilità. Opzione A, continui a startene seduta a pensare a lui e al fatto che non dovresti pensare a lui, opzione B, accetti che lui ti ha colpita e cerchi di conoscerlo!”
“Credo che sceglierò la prima opzione!”
“Non avevo dubbi!” Michele sorrise della scarsa dimestichezza della sua migliore amica con i ragazzi.


Capitolo II




Il locale era decisamente affollato. La piccola sala con i tavoli in legno era piena di ragazzi che parlavano ad alta voce, facendo un rumore infernale. Tutto come ogni Sabato sera.
Nicola sperava di trovare libero il suo tavolo preferito, almeno qualcosa in quella serata sarebbe andato per il verso giusto. Si stava annoiando a morte. Alex e Francesco avevano avuto la brillantissima idea di portare a cena tre ragazze. Erano quanto di più noioso lui avesse mai visto. Erano piatte, banali. La prima ragazza, quella che toccava ad Alex, almeno secondo i calcoli di quei due assurdi amici che si ritrovava, era decisamente stupida. Non faceva altro che ridere. Per qualunque cosa. Rideva continuamente, e la sua risata aveva qualcosa di spaventoso. La seconda, quella che spettava a Francesco, non era certo meglio. Se la tirava da morire. Era molto carina, e di questo bisognava dargliene atto, ma era così consapevole della sua bellezza da scatenare dei pericolosi istinti violenti in qualunque essere umano sano di mente si trovasse ad ascoltarla per più di cinque minuti. Fortunatamente questo non sembrava essere un problema per Francesco. Non tanto perché non fosse proprio sano di mente, quanto perché non aveva ascoltato mezza parola di quello che lei aveva detto, impegnato com’era a pensare al dopo-cena. Ed infine, c’era la ragazza che toccava a lui. L’unica parola che gli veniva in mente per definirla era “apatica”. Non aveva detto una parola per tutta la sera. Non c’era un solo discorso che la entusiasmasse. Non sembrava interessata a nulla. Non dava alcun segno di vita. –Non devo mai più fidarmi di Fra-
Quella non era proprio la serata fortunata di Nicola. Il loro tavolo era occupato. Dovettero sedersi al piano di sopra, e la sala era piccolissima e affollatissima. Si sentiva soffocare. Non capiva se la colpa era del caldo o semplicemente del senso di prigionia che provava in quella assurda situazione. Voleva alzarsi e tornarsene a casa. Ma non poteva. Così si tolse il cappotto e si sedette. Faceva finta di interessarsi ai discorsi degli altri, sentendo distrattamente qualche pezzo delle finissime frasi “da aggancio” di Alex, ma in realtà la sua mente vagava altrove. Ogni tanto sorrideva alla sua accompagnatrice, ma da lei non riceveva il minimo segnale vitale. Così alla fine decise di mandare il suo cervello ufficialmente in vacanza. Si estraniò totalmente da quel pazzo gruppo ed iniziò a guardare in giro per la sala. Non sapeva bene perché si guardava intorno, forse il suo inconscio gli consigliava di cercare una via di salvezza.
All’improvviso la vide. Una visione. Una magnifica visione dai capelli neri, e dagli occhi ancora più neri. Era appena entrata nella sala con gruppo di amici. Aveva una felpa nera, di quelle con la cerniera ed il cappuccio, dei jeans larghi e un paio di anfibi. Non aveva la borsa. Stranamente questo particolare lo colpì più di ogni altro. Non aveva mi visto una ragazza in un locale senza borsa. Era bella. Era sicuramente la creatura più bella che lui avesse mai visto. Era paralizzato. Non riusciva a toglierle gli occhi di dosso. Si sedette nel tavolo davanti a loro, dandogli le spalle. Ad un tratto il suo cuore accelerò i battiti. –Io li conosco quelli accanto a lei. Sono della scuola! Possibile che…?-
Non poteva essere. Di certo non poteva essersi trovato nello stesso luogo di quell’angelo tutte le mattine senza mai vederlo.
“Nico, ci sei? Sei ancora tra noi?”
“Cosa?” Improvvisamente si ricordò dove si trovava, cosa stava facendo…e come si chiamava. Si rese anche conto che doveva avere un espressione incredibilmente ebete sulla faccia.
“Che t’è preso?” Alex lo guardava come avrebbe guardato un omino verde con tre occhi piombato nel suo giardino.
“Niente…stavo pensando”
“Che te ne pare delle tipe che ho procurato” Francesco aveva persino il coraggio di fare certe domande.
Nicola si accorse in quell’istante che le ragazze non c’erano più. Per un attimo si preoccupò.
“Che fine hanno fatto?”
“Come che fine hanno fatto?” Alex era seriamente preoccupato. “Sono andate in bagno. Tu eri qui quando si sono alzate!”
-Mio Dio! Che mi ha fatto quella ragazza?- Era decisamente scombussolato.
“Allora, come ti sembrano?”
“Noiose.” Nicola non diceva mai le bugie. Più o meno. Di sicuro non diceva mai le bugie ai suoi amici.
Passò tutta la serata a fissare la schiena della sua apparizione, aspettando che lei si voltasse. Ma non successe. Lui, Alex e Fra pagarono il conto, si mise il cappotto e si preparò ad uscire.

Stava passando una splendida serata. Era in un bel locale con i suoi migliori amici, e si stava divertendo. Eppure c’era qualcosa che le stringeva la bocca dello stomaco. Si sentiva osservata. Anzi, era di più di quello. Sentiva una presenza. La sua presenza. Era sempre più convinta i essere diventata matta.
“Marta, c’è qualcosa che non va?” Michele le stava parlando all’orechio, per evitare che gli altri sentissero. Marta poteva vedere il fumo uscire fuori dalle orecchie di Sabrina. E questo la faceva divertire da morire.
“No, tranquillo…sto bene…”
Ma lui la guardò con quello sguardo. Quello che vuol dire so-che-mi-stai-nascondendo-qualcosa.
Non era possibile. Riusciva sempre a farla cedere quando usava quello sguardo. Non riusciva a tenergli nascosto niente. Era fastidioso.
“Ne parliamo dopo”
Lidia stava raccontando una storiella divertente riguardo un cane, ma non le prestò molta attenzione. Decise di andare a prendere un po’ d’aria per scacciare via quei pensieri.

Fuori faceva freddo, e si pentì subito di non essersi portata il cappotto. L’aria della sera le faceva venire i brividi. Respirò a fondo, e la sua mente prese a vagare. Ben presto tornò a soffermarsi su quelli splendidi occhi verdi. Chiuse gli occhi e si lasciò cullare da quell’immagine che la faceva stare così bene. Ormai erano tre giorni che non pensava ad altro.
Quando riaprì gli occhi, si sentì morire. Lui era davanti a lei. Aveva lo sguardo perso nel vuoto. Si vedeva benissimo che pensava ad altro. Poi, all’improvviso, si voltò verso di lei e i loro occhi si incrociarono.

Bastò un secondo. Bastò quel secondo, e i loro cuori cominciarono ad accelerare i battiti. Correvano veloci come non avevano mai fatto, tanto da sembrare sul punto di esplodere. Si persero l’uno dentro l’altra totalmente, lontani e sconosciuti, ma vicini come non lo erano mai stati con nessuno. Bastò quel secondo perché entrassero in modo indelebile l’uno nell’anima dell’altra, in modo così profondo e improvviso da essere spaventoso. Qualcosa di potente, di irrazionale, di sconosciuto nacque dentro loro. Non capirono come, ne perché. Ma sentirono di non poter vivere senza l’altro.
Quel legame magico fu interrotto quando un braccio afferrò Nicola per il cappotto e lo trascinò via. Fu risucchiato piano piano dalla folla, lasciandola lì, con il cuore in gola. Tremava, ma non aveva più freddo. Era confusa e sconvolta. E aveva un grandissima voglia di lui.


Non aveva mai creduto nei colpi di fulmine. Era convinto che l’amore nascesse passo dopo passo, conoscendosi poco a poco. Non bastava guardare una persona negli occhi per un’istante per decidere che provavi qualcosa per lei. Era assurdo ed irrazionale. Ma non sapeva come spiegarsi quello che aveva sentito la sera prima, né il fatto che non fosse riuscito a chiudere occhio tutta la notte, né perché continuasse a pensare a lei. Sentiva il profondo e incontrollabile bisogno di conoscere quella ragazza. Ma come poteva fare? Non sapeva nemmeno come si chiamava. Non sapeva dove cercarla. Ma doveva trovarla. Sentiva che sarebbe impazzito se non lo avesse fatto. Per prima cosa, avrebbe cercato a scuola. Era disposto a setacciare ogni angolo di quel liceo. Se lei frequentava quell’istituto, l’avrebbe trovata. Anche a costo di metterci tutto l’anno.
Stava sdraiato sul letto pensando a quegli occhi neri da ore. Non si era mai sentito così. Aveva provato più emozioni nell’istante in cui aveva guardato la sua apparizione negli occhi di quante ne avesse mai provate in tutta la sua vita. Neanche la sua storia più importante, quella durata più di un anno, gli aveva mai regalato qualcosa di così straordinario. Era impazzito. Non c’era altra spiegazione.

Odiava la domenica. Non sapeva bene il perchè, ma le metteva addosso una depressione infinita. Se ne stava sdraiata sul pavimento a fissare il soffitto. Dal suo stereo proveniva una musica decisamente adatta al suo umore: My Immortal. È strano come proprio quando ti senti a terra…hai bisogno di ascoltare musica che ti devasti ancora di più. Ma perché si sentiva così? Non sapeva darsi una spiegazione razionale. Sapeva solo che si sentiva terribilmente giù di morale. Che la colpa fosse ancora del suo angelo dagli occhi verdi? Quell’incontro di sguardi l’aveva lasciata semplicemente devastata. Che diavolo le stava succedendo? Cosa significava quel brivido che le aveva percorso la schiena? L’unica risposta che le veniva in mente era colpo di fulmine. Ma lei era sempre stata fermamente convinta che i colpi di fulmine fossero solo una stupidata per ragazzette idiote e romantiche. Non ci credeva. Non credeva nell’anima gemella, né nell’amore a prima vista. In realtà non credeva neanche all’amore. Era sempre stata convinta che l’amore, quello vero, quello devastante, quello che ti cambia la vita, non esistesse. Eppure…sentiva di avere bisogno di quel ragazzo. Ne aveva bisogno come dell’ossigeno. Aveva vissuto 17 anni senza di lui…ma adesso che lo aveva visto, adesso che era entrato nella sua vita…le cose erano completamente diverse. Lui l’aveva travolta. Era entrato nella sua vita stravolgendola e confondendola. Improvviso…e potente. Come un fiume in piena.

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cerbiattina94
view post Posted on 27/10/2007, 21:25Quote

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oddio!!...
ma sei proprio brava..!!! è stupenda.. dovresti continuare sai...!! anche perchè stai sicura che io la leggerò tutta!
 
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1 replies since 23/8/2007, 12:01
 

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